" Non mi sono mai sognato di invitare le persone ad abbassare gli smartphone se mi impallavano durante la ripresa di un evento: il mio intento era raccontare anche quello smartphone lì nel mezzo. Piuttosto usavo un po' di mestiere e ci giocavo spostandolo dentro e fuori il campo di fuoco. Se avessi dovuto scattare un posato, avrei creato la giusta separazione e non avrei avuto altre persone attorno. "

Simone Luchetti Fotografo Matrimonio Senigallia

La fotografia è di tutti

di SIMONE LUCHETTI

fotografo

"La fotografia è di tutti" inaugura il nuovo sito e questa serie di articoli sulla fotografia di cerimonia ed eventi, parlando di come la fotografia stia vivendo l'epoca della sua democratizzazione e la demolizione, almeno apparente, di ogni barriera all'accesso.

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La democrazia, ce lo diceva già Aristotele, non è il sistema perfetto ma è quello che garantisce il minimo indispensabile di libertà (plurale). Proviamo a capire come ciò si stia plasmando sulle varie interpretazioni della fotografia e sulle relazioni che intercorrono tra chi ne fruisce a tutti i livelli.

Mobile & smart

Seppure non ti sia mai interessato di fotografia, da un certo momento in poi ti sei trovato a scattare foto come mai avevi fatto prima: avevi appena scoperto una fotocamera nello smartphone. L'arrivo di fotocamere di qualità negli smartphone ha introdotto la fotografia nella vita di tutti i giorni con prepotenza. Nessuno si è più trovato senza una fotocamera in tasca. E se è vero che la fotocamera migliore è quella che hai sempre con te – come disse un grande reporter – quella dello smartphone vince facile.

Inutile negare si sia trattato di una trovata geniale. Al di là dell'attività fotografica premeditata, è comodissima per prendere appunti visivi, per condividere informazioni, documenti, per mandare cartoline immediate e tanto altro… fino al fotografare gli scontrini per le garanzie che prima smarrivo sempre o trovavo illeggibili dopo un giro in lavatrice!

La fotografia riguarda la socialità

La fotografia sa anche essere magica: sa raccogliere attimi e trasformarli in ricordi. Nulla di nuovo, lo fa già il nostro cervello, anch'egli geniale. La fotografia lo fa a modo suo e racconta il nostro ricordo a chiunque l'abbia sotto gli occhi. Questo ci appaga e perciò ci facciamo fotografare e ci fotografiamo nei momenti importanti e speciali ma anche nella vita di tutti i giorni.

Nell'attimo stesso in cui ci fotografiamo con un'altra persona, fermiamo nell'immagine una relazione, un legame. Riguardando la foto sapremo dire chi è quella persona, perché era lì con noi e cosa ci legasse.

La fotografia è anche un gioco divertente e le tecnologie ogni giorno permettono a chiunque di produrre immagini sempre più d'effetto senza dover studiare pile di libri. A dire il vero, guardando bene, non è propriamente un gioco ma un mezzo per raccontare di noi, proiettando l’idea che vogliamo passi attraverso un'immagine. L'aspetto ludico è semmai una manifestazione percettibile in superficie e una delle leve che ha favorito la diffusione della fotografia nella quotidianità.

Si può giocare dai due lati dell'obiettivo: sentirsi a proprio agio a riprendere o a posare è una questione di attitudini personali. E c'è anche chi si trova bene in entrambi i ruoli.

Fotografia e snapshot

Nonostante sia un fotografo che ha studiato ed abbia un'idea precisa su cosa sia la Fotografia d'autore (con la effe grande) e cosa sia la fotografia professionale, ho un grande rispetto per la fotografia di tutti i giorni, quella che non ha particolari ambizioni intellettuali, che si affida agli automatismi senza crismi tecnici e che gli anglofoni chiamano snapshot photography. A questa fotografia affidiamo principalmente ricordi di accadimenti e persone che entrano nella nostra storia seppur, come sottolinea Italo Calvino, in un passo de L'avventura di un fotografo (1955), parte della raccolta Gli amori difficili, composta tra il 1949 ed il 1967 ma pubblicata da Einaudi solo nel 1970, non è l'impulso primigenio né un passaggio immediato.

“Solo quando hanno le foto sotto gli occhi sembrano prendere tangibile possesso della giornata trascorsa, solo allora quel torrente alpino, quella mossa del bambino col secchiello, quel riflesso di sole sulle gambe della moglie acquistano l’irrevocabilità di ciò che è stato e non può esser più messo in dubbio. Il resto anneghi pure nell’ombra insicura del ricordo”

Non mi sono mai sognato di invitare le persone ad abbassare gli smartphone se mi impallavano durante la ripresa di un evento: il mio intento era raccontare anche quello smartphone lì nel mezzo. Piuttosto usavo un po' di mestiere e ci giocavo spostandolo dentro e fuori il campo di fuoco. Se avessi dovuto scattare un posato, avrei creato la giusta separazione e non avrei avuto altre persone attorno.

Pensiamo un attimo alla popolarità che riceve un artista ripreso durante il concerto da un fotografo professionista che sta sotto/sopra/dietro il palco, le cui foto andranno in copertine, agenzie e stampa. Ora affianchiamole le migliaia di immagini scattate dal pubblico nella stessa serata e partite immediatamente per il giro del mondo, diffondendosi viralmente tramite i social network. Non ci sono vincitori né vinti: sono due strumenti diversi che hanno scopi diversi e fanno lavori diversi. Non si pestano i piedi tra loro.

Del "cuggino con la reflex" e altre figure mitologiche

Tuttavia, chi frequenta i salotti fotografici, i gruppi di settore, eccetera eccetera, sente continuamente un brusio su che la digitalizzazione della fotografia abbia fatto più danni di quanti benefici non abbia apportato, sul luogo comune che "oggi sono tutti fotografi" e che basta una reflex e una copia pirata di Photoshop perché tanto con i plugin non c'è più bisogno di […]

Così non è. Credetemi.

Ci sono fotografie diverse, come ho detto sopra, e queste fotografie sembrano essersi accavallate schiacciandosi l'una con l'altra. Così il fotografo professionista si sente minacciato dal "cuggino con la reflex", il fotografo autoriale si sente minacciato dal dopolavorista del fotoclub e il fotografo di tutti i giorni si sente di poter fare foto da professionista (nel senso di chi produce risultati che trovano collocazione sul mercato ad un prezzo equo, conoscendo ed applicando il sapere del settore e le discipline collegate. Non quindi chi sia formalmente professionista per il semplice detenere una partita iva) o dello stesso valore di una foto d'autore.

Una questione di percezione

Questa percezione distorta ha dietro i suoi "percettori", i portatori di interesse. Dai fotografi stessi via via fino ai fruitori dei fiumi di immagini dei social, dove alla lettura di ogni immagine si dedicano non più di 4 secondi. Ognuno ha la propria sensibilità che è forgiata sull'esperienza, sulla formazione, sull'etica e sulle attitudini individuali.

Accanto a casi virtuosi si affiancheranno inevitabilmente i fallimenti di questo sistema. C'è il cliente per cui conta solo il prezzo. C'è il fotografo che per prendere il matrimonio a prezzo basso non emette fattura e assolda assistenti occasionali che nella vita fanno un altro mestiere. C'è l'amico o il parente fotoamatore che si offre di riprendere ufficialmente la cerimonia. C'è il tizio che ha appena scoperto il cursore del contrasto e si crede il nuovo Giacomelli. C'è il fotografo che si sente arrivato perché ha partecipato a due workshop e si mette a fare formazione e letture portfolio. C'è quello che ha appena comprato due flash cinesi e convince l'amica a posare mezza nuda e poi a fare la cavia a mdf nei model-sharing-portfolio-building. C'è l'associazione che se la canta e se la suona incantando utenza non sufficientemente edotta da valutare obiettivamente lo spessore culturale delle attività, fruendo anche di facilitazioni, sovvenzioni ed endorsment istituzionali perché nella culla della civiltà un'associazione culturale che raccoglie n persone è – principalmente e culturalmente parlando – bacino di 2,5n voti. E potrei continuare ancora.

Dov'è il problema e dove la quadra

Il problema si perde tra le maglie.

Analizziamo ad esempio il caso del fotoamatore che si offre di riprendere un matrimonio e che, pur essendo un discreto fotografo, mette a rischio il ricordo degli sposi e potenzialmente il guadagno del fotografo. Spesso quando si organizza un matrimonio si è sommersi dalle spese, si fa qualcosa che non si è mai fatto prima, si è sotto stress e non sempre la lucidità è al massimo. Capita di agire con leggerezza, quando la sera prima hai fatto i conti ed hai detto al tuo partner che da qualche parte dovrete tagliare e ti si presenta l'amico/parente che si offre di fare le foto in regalo o di fare il dj, ecc. La tentazione è forte e poi non vorresti mai che rifiutando si offenda. D'altra parte, sai che fa foto da molto tempo, ha fatto anche mostre, la fidanzata si lamenta sempre perché spende troppo in fotocamere e obiettivi… Insomma: il dna del photographer c'è tutto!

Alla base di questo mix di concomitanze c'è un elemento che emerge ed è la consapevolezza degli sposi circa il ruolo che avrà la fotografia nel loro matrimonio.

Non possiamo essere esperti di tutto, ovviamente, ma esiste un metodo abbastanza rapido ed indolore per sopperire: andare da uno, due o tre fotografi a fare due chiacchiere e vedere il portfolio dei loro lavori (rigorosamente stampato!), capire come affrontano le riprese, come gestiscono la giornata e come vi saranno di supporto. Direi anche di scegliere tre fotografi in tre fasce di prezzo diverse: anche se magari avete ben chiaro che uno di essi supera il budget, è comunque utile capire a cosa si stia rinunciando. Potrete ad esempio valutare per la stessa cifra un servizio ridotto di un fotografo più quotato o uno più ampio di un fotografo meno esperto. Alla fine, andate a far visita all'amico parente, chiedete di vedere alcune foto significative, chiedete come pensa di organizzare le riprese e sentite cosa vi propone (fate anche la fatidica domanda: "se ti si rompe la macchina o se ti ammali il giorno prima, che succede?")

Alcuni fotografi professionisti, soprattutto di fascia alta, ritengono questo un non-problema perché si rivolgono ad un mercato in cui un'ipotesi di questo tipo non viene presa nemmeno in considerazione dagli sposi che cercano il fotografo che abbia un brand affermato o affidano il tutto ad un consulente (il wedding planner) e poi pagano il conto. Contrariamente, credo che questo mercato sia interessante e nei miei pacchetti ho sempre opzioni dal costo contenuto che sono disposto ad offrire a chi sceglie la mia fotografia ma non intende investire una cifra più alta. Per me significa guadagnare meno ma anche lavorare per persone che hanno voluto la mia fotografia e che per averla sono stati disposti a qualche rinuncia. Ed è appagante.

Dove eravamo rimasti?

Tornando all'analisi precedente, la risposta sta tutta nelle ossa dei percettori: sensibilità, esperienza, formazione, etica e attitudini. E ho idea che risponda anche ad altre domande contemporanee che affiorano in altri campi.

I percettori siamo noi. La fotografia è di tutti e la facciamo noi tutti. L'abbiamo portata qui e possiamo portarla altrove. Sta ad ognuno di noi. Sta in ogni nostra azione e in ogni nostra scelta.

Non è impossibile: c'è da studiare, essere corretti, aperti e non prendersi mai troppo sul serio.

🙂

Risparmiare (?) sul servizio fotografico

Una puntualizzazione dovuta.

Per non essere frainteso, quando nomino "il cliente per cui conta solo il prezzo" non intendo svilire chi si preoccupa del budget: ognuno fa i conti nelle proprie tasche. Però conosco il lavoro ed i costi minimi che stanno dietro un servizio fotografico di qualità ed eticamente condivisibile: la formazione, gli investimenti, le assicurazioni e le altre componenti accessorie (ad esempio: i miei clienti rimangono piacevolmente sorpresi davanti al contratto che propongo loro per l'attenzione che riservo alla salvaguardia dei loro interessi. Quel contratto, costantemente aggiornato, ha dietro ore di lavoro assieme ad un legale esperto del settore e mi sento di poter affermare che la qualità del lavoro finale passi senza dubbio per tutti questi fattori.

Come dato di fatto, il cliente che ingaggia il fotografo valutando esclusivamente il minor prezzo, foraggia quella parte del mercato in cui molti aspetti qualitativi del servizio sono tralasciati. Sono due i motivi che spingono a valutare esclusivamente il prezzo più basso: limiti effettivi di budget o scarsa considerazione della fotografia.

Nel primo caso, mi sento di sostenere, e l'ho già scritto più su, che spesso proponendo un budget limitato ad un fotografo qualificato si hanno belle sorprese.

Nel secondo caso, si tratta di equazioni personali e posso solo evangelizzare ai quattro venti la materia fotografica per foraggiare una certa sensibilità culturale, aspettando entropicamente il ritorno di alcuni clienti che abbiano riconsiderato la propria posizione. Non beneficerò personalmente di questa attività. Il mio auspicio è che ne possano beneficiare le future generazioni.

Se sei arrivato fin qui . . .

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