addosso

in mostra fino al 14 aprile all’ex-ospedale di Ostra
per la Primavera Fotografica 2019
Ingresso gratuito.

addosso © Simone Luchetti
addosso
© Simone Luchetti

Un segno qualsiasi che porti con sé un istante vissuto e tracci la memoria sul limite del corpo.
Partendo dal suo stesso vissuto, l’autore rispolvera quasi involontariamente il dibattito filosofico del ‘900 sul corpo, da Hussler a Nancy, con un richiamo alle memorie involontarie di Proust.
L’opera si delinea per sottrazione. Porzioni di corpi, spesso senza volto, sospesi in inquadrature strette e ravvicinate che non limitano la rappresentazione dell’umano. In esse il corpo è vivo della sua essenza e custode involontario del proprio vissuto.

An ordinary mark that bears an instant lived and narrates a memory on an edge called body.
Starting from its own living experience, the author almost unintentionally brushes up on the philosophical debate of the 20th century on the body, from Hussler to Nancy, to the proustian involuntary memory.
His  work takes shape by means of subtraction. Almost faceless closeups of floating body portions that do not limit the human representation: the body is alive in its essence as an unintentional caretaker of its own lived history.

La serie è composta da sette dittici in edizione limitata a dieci stampe ai pigmenti, ciascuna in formato 112 cm x 42 cm.

This series is made of seven diptychs in limited edition of ten pigment prints, each measuring 44.57” by 17”

Disponibile su artboost.com/luc

Available on artboost.com/luc

L’opera di Simone Luchetti riflette una visione umana esperienziale, un’azione provocatoria che è anche presa di coscienza sul corpo umano e sui ruoli e le funzioni che ricopre nel corso della vita.
Le sue sono fotografie di un equilibrio che è solo apparente, come passi sulla linea che separa l’oggetto corporeo dal suo narrato vissuto.

Simone Luchetti’s work reflects an experiential human vision, a provocatory action that is also awareness of human body and the roles that it plays in life. 
His photographs are about a balance that is merely apparent, like steps on a line that divides the corporeal object from its narred past.